"Si tratta di tramare contro quel movimento perpetuo con lo stesso colpo con cui bisogna ricucirlo."

mercoledì 18 maggio 2011

Cineforum 1 Giugno 2011



La Promessa dell'Assassino
(D. Cronenberg, 2007)

Se perdere (credo definitivamente, a questo punto) l’apporto di David Cronenberg al cinema horror significa guadagnare e poter godere di un film di questa portata, allora siamo ben disposti a dire addio per sempre alla nuova carne per dare il benvenuto a quello che attualmente è il più grande cineasta dell’America Settentrionale.
Un percorso lucido, che dura da più di 40 anni e che ha portato l’autore canadese con La promessa dell'assassino a manipolare il genere, ad accettare lavori su commissione per poter poi stravolgere il materiale di partenza (già promettente, grazie all’ottimo e “cattivo” Steven Knight) e infettare il terreno dell’ordinaria storia di malavita con tutta una serie di virus e codici.
In Eastern promises - La Promessa dell'assassino non è Londra quella che riempie lo schermo, bensì una metropoli aliena vista con gli occhi di un canadese.
Calli veneziani che succhiano cadaveri in acqua e strani dinosauri postmoderni, gibbosi e imponenti nel loro metallo luccicante affollano le riprese esterne per poi cedere il passo a quelli che mi sembrano i migliori interni mai proposti da questo regista, che ha comunque fatto da tempo della cura ossessiva per ambienti e costumi un suo classico marchio di fabbrica.
E così come la città non è Londra, i suoi abitanti non sono londinesi, bensì un ceppo mutante, codificabile attraverso la mappatura dei tatuaggi sul corpo e in grado di parlare solo il linguaggio della violenza, con una netta separazione dal resto del mondo, declamata in modo esplicito da Viggo Mortensen a Vincent Cassel a una Naomi Watts che continua a premere ai confini di quell’universo, cercando di decifrarlo così come suo zio tenta di tradurre il diario di Tatiana.
Mai così erotico come in Eastern promises - La Promessa dell'assassino, il cinema di Cronenberg trasuda sesso e sensualità a ogni possibile inquadratura, che si tratti di qualche piatto tipico russo o del corpo di Naomi Watts, sempre coperto e fasciato da jeans e giubbotti eppure capace di destare molta più attenzione di una decina di tintobrasserie varie.
Imparziale e attento anche all’altra metà del corpo umano, Cronenberg sceglie di spogliare Viggo Mortensen proprio in una delle scene focali del film, creando una danza di morte fra lui e due killer (all’opposto, completamente vestiti) che rimarrà negli annali come una delle migliori scene di combattimento della recente storia del cinema, da sola in grado di ridefinire canoni e di dettare future evoluzioni.
Future, ulteriori visioni della pellicola dovrebbero confermare quel che già mi azzardo a dire fin d’ora: con Eastern Promises ci troviamo di fronte al miglior Cronenberg di sempre, per controllo della materia, per ricerca del dettaglio e della perfezione in ogni elemento tecnico, per raffinatezza dello sguardo e potenza degli improvvisi, innumerevoli pugni in faccia che riserva allo spettatore.
Cast a livello stellare in OGNI suo elemento: citare qualcuno sarebbe far torto a tutti gli altri, anche se è impossibile non segnalare la spettacolare performance di un Viggo Mortensen mai visto a questi livelli, in grado di alternare l’impassibilità del carnefice alla violenza sfrenata dell’episodio di sesso, per poi svoltare nella compassione di uno sguardo di enorme espressività.Fotografia, costumi, scenografie,montaggio e musiche (tutti di altissima qualità) completano il quadro di una pellicola destinata a rappresentare uno spartiacque per un certo genere cinematografico.

Vi aspettiamo

Luogo: Associazione Culturale "La città del sole" Vico G. Maffei 18 (Piazzetta S. Gregorio Armeno)
centroculturale@lacittadelsole.net 081/19569327

ORE 20,30

domenica 24 aprile 2011


Velluto blu (D. Lynch, 1986)

Una ridente e soleggiata cittadina di campagna nell’idilliaca serenità della provincia americana, dove la gente è felice, i colori della natura incantevoli, in sottofondo risuonano anacronistiche melodie d’epoca e il sole splende sereno sulle villette linde e impeccabili che si susseguono l’una dopo l’altra lungo la via principale del paese. Sembrerebbe tutto normale, almeno in apparenza: ma quando Jeffrey (Kyle MacLachlan) fa ritorno in città per assistere il padre malato, finirà per accorgersi che non tutto, a Lumberton, è tranquillo come sembra, e che sotto l’erba verde e pulita del suo giardino si nasconde un mondo oscuro e sotterraneo del quale non avrebbe mai sospettato l’esistenza. È questa la trama di “Velluto blu”, uno dei migliori film del grande regista americano David Lynch; anticipando quello che sarà il tema centrale della sua straordinaria serie televisiva “Twin Peaks” (anche in quel caso, gli inconfessabili segreti di una piccola città di provincia), Lynch ci porta con sé in questo viaggio torbido, affascinante e a tratti allucinato lungo la strada della perdita dell’innocenza. Attraverso le singolari vicende del protagonista, spinto dalla sua istintiva curiosità a indagare sul mistero che si cela all’interno della casa di una fascinosa cantante di night-club, anche lo spettatore viene trascinato in un vortice di segreti e di voyeurismo, una progressiva discesa in una realtà nascosta e sconcertante fatta di intimità violata, di sensualità, di sadismo e di violenza, in cui gli impulsi più profondi trovano libero sfogo e in cui non è più possibile distinguere il sottile limite fra sogno e incubo. Isabella Rossellini interpreta con straordinaria intensità il ruolo ambiguo e seducente di Dorothy Vallens, ineffabile donna del mistero che canta con la sua voce sottile e intrigante le note di “Blue velvet”, mentre sotto la sua folta parrucca corvina e il trucco pesante da bambola sfiorita rivela una fragilità e una disperazione che è impossibile descrivere a parole. “Velluto blu” è un film unico e sensazionale, capace di catturare e di avvincere lo spettatore e di trascinarlo in un mondo che sarà difficile dimenticare: un autentico gioiello dalla mente geniale del creatore di “Twin Peaks”. Da non perdere.


Un'occasione da non perdere:

Mercoledì 27/4 CINEFORUM PSICOANALITICO

FULVIO SORGE
VINCENZO LAGO

presentano e commentano " VELLUTO BLU " di DAVID LYNCH

VI ASPETTIAMO

Luogo: Associazione Culturale “ La città del sole “ Vico G. Maffei 18 (Piazzetta S. Gregorio Armeno). www.centroculturale@lacittadelsole.net 081/19569327

ORE: 20.30