
(D. Cronenberg, 2007)
Se perdere (credo definitivamente, a questo punto) l’apporto di David Cronenberg al cinema horror significa guadagnare e poter godere di un film di questa portata, allora siamo ben disposti a dire addio per sempre alla nuova carne per dare il benvenuto a quello che attualmente è il più grande cineasta dell’America Settentrionale.
Un percorso lucido, che dura da più di 40 anni e che ha portato l’autore canadese con La promessa dell'assassino a manipolare il genere, ad accettare lavori su commissione per poter poi stravolgere il materiale di partenza (già promettente, grazie all’ottimo e “cattivo” Steven Knight) e infettare il terreno dell’ordinaria storia di malavita con tutta una serie di virus e codici.
In Eastern promises - La Promessa dell'assassino non è Londra quella che riempie lo schermo, bensì una metropoli aliena vista con gli occhi di un canadese.
Calli veneziani che succhiano cadaveri in acqua e strani dinosauri postmoderni, gibbosi e imponenti nel loro metallo luccicante affollano le riprese esterne per poi cedere il passo a quelli che mi sembrano i migliori interni mai proposti da questo regista, che ha comunque fatto da tempo della cura ossessiva per ambienti e costumi un suo classico marchio di fabbrica.
E così come la città non è Londra, i suoi abitanti non sono londinesi, bensì un ceppo mutante, codificabile attraverso la mappatura dei tatuaggi sul corpo e in grado di parlare solo il linguaggio della violenza, con una netta separazione dal resto del mondo, declamata in modo esplicito da Viggo Mortensen a Vincent Cassel a una Naomi Watts che continua a premere ai confini di quell’universo, cercando di decifrarlo così come suo zio tenta di tradurre il diario di Tatiana.
Mai così erotico come in Eastern promises - La Promessa dell'assassino, il cinema di Cronenberg trasuda sesso e sensualità a ogni possibile inquadratura, che si tratti di qualche piatto tipico russo o del corpo di Naomi Watts, sempre coperto e fasciato da jeans e giubbotti eppure capace di destare molta più attenzione di una decina di tintobrasserie varie.
Imparziale e attento anche all’altra metà del corpo umano, Cronenberg sceglie di spogliare Viggo Mortensen proprio in una delle scene focali del film, creando una danza di morte fra lui e due killer (all’opposto, completamente vestiti) che rimarrà negli annali come una delle migliori scene di combattimento della recente storia del cinema, da sola in grado di ridefinire canoni e di dettare future evoluzioni.
Future, ulteriori visioni della pellicola dovrebbero confermare quel che già mi azzardo a dire fin d’ora: con Eastern Promises ci troviamo di fronte al miglior Cronenberg di sempre, per controllo della materia, per ricerca del dettaglio e della perfezione in ogni elemento tecnico, per raffinatezza dello sguardo e potenza degli improvvisi, innumerevoli pugni in faccia che riserva allo spettatore.
Cast a livello stellare in OGNI suo elemento: citare qualcuno sarebbe far torto a tutti gli altri, anche se è impossibile non segnalare la spettacolare performance di un Viggo Mortensen mai visto a questi livelli, in grado di alternare l’impassibilità del carnefice alla violenza sfrenata dell’episodio di sesso, per poi svoltare nella compassione di uno sguardo di enorme espressività.Fotografia, costumi, scenografie,montaggio e musiche (tutti di altissima qualità) completano il quadro di una pellicola destinata a rappresentare uno spartiacque per un certo genere cinematografico.
Vi aspettiamo
Luogo: Associazione Culturale "La città del sole" Vico G. Maffei 18 (Piazzetta S. Gregorio Armeno)
centroculturale@lacittadelsole.net 081/19569327
ORE 20,30

